Tutorial – GONNA portafoglio

Questo mese vi vorrei spiegare un metodo semplice per realizzare una gonna/portafoglio, cioè sovrapposta tipo pareo. Il sistema tradizionale per il modello “portafoglio” potrebbe risultare complesso per le principianti, perciò ne spiego uno semplice da realizzare in un’ora.

OCCORRENTE:

  • TESSUTO circa 1 x 1,40 mt
  • GROGRE’ 1,40 mt, alto 3 cm
  • FILO in tinta
  • 2 AUTOMATICI

 

Il taglio di tessuto prendetelo di un materiale a vostra scelta tra cotone, viscosa e seta (la nostra è in seta) dalla lunghezza che volete: potrebbe essere un metro per la gonna lunga a caviglia, oppure 70/80 cm per la gonna midi.

Fate l’orlo sui tre lati del tessuto omettendo il lato della cinta, dapprima imbastendo poi orlando a macchina.

 

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orlare i tre lati

Per la cinta: sul lato della vita posizionare il grogrè a 1 cm dall’estremità del tessuto e ripiegare la stoffa sopra il grogrè una volta. Dopo aver imbastito ripiegare ancora la stoffa affinché ricopra tutto il grogrè, imbastendo sul ciglio. Orlate a macchina sia sul ciglio superiore che inferiore della cinta che si sta creando.

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grogré da usare come cinta, ripiegare e poi cucire

Avvolgete la gonna intorno alla vostra vita e segnate sulla cinta i punti in cui il tessuto si sovrappone: saranno i posti in cui andrete a cucire gli automatici. I due automatici detti “femmine” vanno cuciti rispettivamente l’uno su un’estremità della cinta e l’altro dove il tessuto va a sovrapporsi. La stessa cosa si fa per gli automatici “maschi”. Questa fase è molto delicata e deve adattarsi alla circonferenza vita di ogni ragazza, ed è quindi personale. Attenzione: le femmine si applicano nella parte interna della cinta (rovescio della gonna) mentre i maschi nella parte esterna; in caso contrario non ci sarà modo di incastrare gli automatici.

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la distanza tra gli automatici si vede addosso

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Una volta applicati gli automatici la gonna è finita e pronta per essere indossata. Si tratta di un capo davvero versatile, pratico e fresco. Buon lavoro!

Vittoria Giusti

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La vita secondo Otto – puntata 2. Stragi

Rubrica tenuta da tal Otto Von Fuestenberg, signorotto dal sangue blu nato con due forti valori: quello della riservatezza e quello della saggezza.

Quella mattina, come tutte le mattine, il Signor Otto uscì di casa per la sua consueta passeggiata.

Una volta al bar per la sua consueta colazione aprì il solito giornale, in cui lesse di una strage.

Le stragi dei pulcini che senso avevano? I pulcini sono piccoli e non arrecano fastidio a nessun essere umano né animale. Eppure qualcuno li uccide. Così, senza motivo. Cosa può dare noia agli assassini di pulcini? La loro indipendenza, la loro innocente bellezza, il loro essere spensierati e noncuranti del mondo fuori dal recinto?

Otto pensò che non sarebbe stato capace di uccidere un pulcino inerme. Pensò anche che è facile provare pena per un esserino così indifeso e carino come il pulcino, meno facile è provarla per un pollo, fastidioso e irsuto com’è, con quella camminata disarmonica e quel ficcante borbottio a tratti acuto che emette continuamente. Il pollo infatti viene ucciso senza tregua, ogni giorno molti polli muoiono. A differenza dei pulcini.

Forse per questo motivo, per il fatto che una strage di pulcini è meno frequente di una di polli, che il Signor Otto e tutti i frequentatori del bar erano così scandalizzati?

Otto pensò che basta poco per essere impressionati, basta che qualcosa sfondi le porte dell’ordinario, di ciò che vediamo sempre e a cui siamo abituati. C’erano quelli pieni di parole di cordoglio per la morte dei pulcini innocenti. Otto però non aveva mai sentito rammarico per la morte dei polli fastidiosi. Eppure, pensò, i polli altro non sono che pulcini cresciuti.

Finita la colazione Otto se ne tornò a casa, come tutte le mattine, con le sue verdure sottobraccio, perché lui, d’altronde, era pure vegetariano.

Otto Von Fuestenberg

Chi semina raccoglie.. cappelli di paglia, di pane e di pasta!

Anche quest’anno a Montappone, il distretto fermano del cappello, è stata organizzata la festa “Il Cappello di paglia”, un’occasione perfetta per visitare mostre e musei inerenti questo accessorio così eclettico e affascinante, espressivo dell’estro e della personalità di ciascuno.

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Dai tempi della grande modista Rose Bertin ad oggi, il cappello è sempre stato un accessorio dalle mille funzioni e per ognuna di queste si abbinano specifici materiali e modelli. Pensiamo agli scultorei cappelli di Maria Antonietta, guarniti e appesantiti così tanto da rendere necessario un aiutante al seguito, o al famoso cappello – scarpa di Elsa Schiapparelli, o ancora agli eccentrici cappelli di Philip Treacy: in questi casi il cappello è un accessorio più decorativo che funzionale, senza dubbio distante dal classico cappello di paglia delle mondine.

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Il “Museo del Cappello” di Montappone racchiude in modo suggestivo e originale questi due lati della stessa medaglia.

Si viaggia indietro nel tempo grazie ai macchinari d’epoca e alle spiegazioni inerenti le antiche fasi di lavorazione che portavano alla realizzazione del cappello di paglia: la semina, la mietitura, la capatura, la accerratura, la ‘rcapatura, la gualitura, la sbiancatura, l’intrecciatura, la spurgatura, la lisciatura della treccia, la rammagliatura, la stiratura e formatura, la decorazione e finitura, fino alla vendita.

Ma si guarda anche alla creatività che questo accessorio può tirar fuori non solo dagli esperti del settore ma anche da aziende locali di altro tipo: dai calzaturifici ai panifici, dagli artigiani del merletto a tombolo di Offida ai lavoratori del vetro. Ognuno ha creato un’interpretazione personale del cappello incentrata sulla propria attività: cappelli musicali, cappelli di pasta e cappelli di marmo, difficili da indossare ma bellissimi da vedere!

Su questa idea si basa anche la mostra “Il Cappelaio Pazzo”, incentrata sul personaggio del libro “Alice nel paese delle meraviglie”. La pazzia diventa genialità e creatività e trasforma il cappello in oggetto d’arte. Così cappellai pazzi e artisti provenienti da tutta Italia hanno dato vita a cappelli magici, ironici, che liberano la fantasia e che riscoprono tradizioni, mestieri e l’importanza della memoria.

 

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“Ciak… tanto di cappello” Nazareno Cosimi

Claudia Mecozzi

Chi lo dice che un quadro debba stare appeso? Nascono le Gonne d’Autore

“Egli ha preso un articolo ordinario della vita di ogni giorno, lo ha collocato in modo tale che il suo significato d’uso è scomparso sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista ha creato un nuovo modo di pensare quell’oggetto”.

Marcel Duchamp

Scomodare l’orinatoio di Duchamp per un concetto così semplice sarebbe troppo, però rende benissimo l’idea: dobbiamo abituarci a vedere da un’altra prospettiva ciò che solitamente siamo abituati a vedere in un’unica maniera.

L’arte spesso si serve della moda per massimizzare un concetto che altrimenti sarebbe di nicchia. Il jeans strappato potrebbe concettualmente farci riflettere sulla tridimensionalità dei tagli sulla tela di Fontana. Giusti Tessuti ha pensato di portare l’arte stessa nell’abbigliamento, ed è così che sono nate le Gonne d’Autore.

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Si tratta di fedeli riproduzioni, con timbro d’autorizzazione, di quadri più o meno noti dell’arte. Dal rinascimento al Novecento, ci sono tele per tutti i gusti. Klimt, Rousseau, Balla, Mattea fino agli artisti minori; ogni stampa è su robusto cotone che assomiglia in tutto alla tela usata dai pittori. Gonne ampie e a pieghe che lasciano l’intero dipinto visibile, così che si possa davvero indossare un quadro. Se solitamente l’idea è quella di appendere le opere d’arte alle pareti di casa, questa proposta è di tutt’altro genere: sfruttare le opere per indossarle e sentirsi sempre più vicini alla cultura.

Marina Mannucci

La scala dei Verdi – dal bosco all’acquamarina

Questo mese prendiamo in considerazione il colore più fresco dell’estate: il verde. La gamma dei verdi è molto difficile da definire poiché con le sue molteplici sfumature rappresenta il colore in cui i daltonici incontrano maggiori ostacoli. Esistono tantissime tabelle che definiscono i colori nelle loro sfaccettature ma la realtà è che la percezione visiva è del tutto soggettiva.

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Verde è il colore principale della natura rigogliosa che in estate è al culmine del suo splendore; ci catapulta nel caldo di un’isola tropicale e al contempo nella freschezza della foresta amazzonica. Per antonomasia è il colore della speranza e dell’età più giovane.

Provo a descrivere la gamma di verdi nelle loro varianti, dal più scuro al più chiaro.

Verde bosco – è il più intenso e scuro tra tutti, è quello degli aghi di pino all’ombra.

Verde bottiglia – basta guardare un bel bottiglione di vetro per capirne l’intensità.

Verde militare – usato proprio per le divise militari per confondersi tra la natura, chiamato anche verde marcio.

Verde prato – il colore erba è il più primaverile di tutti.

Verde bandiera – è il verde del nostro tricolore nonché quello del tavolo da poker.

Verde smeraldo – splendente come la pietra da cui prende il nome.

Verde tiffany – se si compra un gioiello marcato Tiffany, la confezione sarà colorata da questo tipo di verde.

E per finire… Verde acqua – è il colore del mare più chiaro, limpido come speriamo sarà quello di questa estate.

Vittoria Giusti

La vita secondo Otto – puntata 1. Cineserie

Rubrica tenuta da tal Otto Von Fuestenberg, signorotto dal sangue blu nato con due forti valori: quello della riservatezza e quello della saggezza.

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striscia di La Winx

Quella mattina, come tutte le mattine, il Signor Otto uscì di casa per la sua consueta passeggiata.

Visto che era in programma per quella sera una partita di calcio molto importante degli Europei 2016, Otto vide per le strade, appese alle finestre, molte bandiere a mo’ di tifo che rispettavano il tricolore dell’Italia. Bandiere italiane dunque, ma Made in China. E allora iniziò a pensare che il mondo stava andando alla rovescia, una bandiera italiana Made in China gli sembrò un paradosso. Lo pensò ancor più tenacemente quando entrando al bar aveva sentito un tizio dire che sono proprio i cinesi a rovinare l’economia italiana.

Subito dopo aveva sentito un altro dire che, avendo a disposizione un monolocale da affittare, lui la sua casa ai cinesi l’affittava eccome: non facevano storie e pagavano regolarmente, “cosa che dagli italiani – ridacchiava soffuso – non sempre è garantita”.

Otto vide che la faccenda si faceva controversa quando nel bar entrò giusto giusto un cinese, piccolo e guardingo, e come uno che si è perso stette solo qualche secondo e uscì rapidamente. Probabilmente aveva sbagliato porta da cui entrare, perché i cinesi al bar, Otto proprio non li aveva mai visti.

I due tizi di prima lo scrutarono ogni secondo che lui trascorse lì, fermo sull’uscio del bar, e appena uscito iniziarono a blaterare. “Questi cinesi rubano il nostro lavoro e fanno fallire le nostre fabbriche coi loro prezzi bassi, slealmente concorrenziali”. E l’altro con tono accusatorio: “chissà poi che cucinano in quei ristoranti puzzolenti e sudici”. Dopo queste e altre frasi sentenziose, entrò nel bar la moglie del primo tizio, dicendo allegra che aveva appena fatto un affare nel nuovo negozio all’angolo, comprando una tutina da neonato a un prezzo che definì “eccezionale, stracciatissimo”. Proprio in un negozio cinese.

“Cerca di ricordarti – aggiunse uscendo – che stasera ho prenotato per le nove dal cinese, ok?”.

Finita la colazione il Signor Otto se ne tornò a casa, come tutte le mattine, con al collo il suo cravattino Made in Italy, pensando che i cinesi, a lui, stavano pure simpatici.

Otto Von Fuestenberg

 

Tutorial – PORTAOGGETTI IN STOFFA

Tenere in ordine un luogo di lavoro, soprattutto per chi come noi è sempre in mezzo a nastri, merletti, fili e gomitoli, non è sempre facile. Quando arriva il giorno in cui il caos supera il limite dell’accettabile, allora bisogna ingegnarsi: io ho pensato di organizzare i materiali in comodi sacchettini di stoffa appesi alla parete.

MATERIALE: un metro di cotone, passamaneria q.b., 50 cm di pannolenci, una macchina da cucire.

1 – scegliete un bel tessuto morbido ma resistente e tagliatelo nella misura che desiderate (quadrato o rettangolo).

2 – ripiegate un orlo alto 4 cm su uno dei lati e cucite a macchina.

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3 – Piegate il tessuto (dritto contro dritto) e cucite insieme gli altri due lati (laterale e fondo).

4 – piegate su se stessi due piccoli pezzi di passamaneria in cotone e fissateli alle estremità del bordo superiore, lì dove abbiamo fatto l’orlatura. Serviranno per appendere ai ganci il nostro sacchetto.

5 – in ultimo, tagliate il pannolenci in misura 4×6 cm che ci servirà come etichetta, su cui scrivere il nome dell’articolo all’interno del nostro contenitore. Sul pannolenci si può scrivere con un pennarello a punta larga.

I sacchetti possono essere realizzati di varie dimensioni o colori, a seconda di cosa sarà il loro contenuto, e appesi a un portaoggetti realizzato semplicemente con fascette di legno a cui avvitare ganci di ferro oppure chiodi resistenti. È un’idea che può andare bene anche in un’officina, in una piccola bottega, in casa di una creativa e così via… In questo modo non andrete solo a fare ordine nel vostro studio, ma anche ad abbellire una parete!

Vittoria Giusti

Era una casa tanto carina – rubrica di arredamento alla scoperta delle giovani abitazioni.

Questa rubrica nasce dalla curiosità di mettere piede nelle case di chi ha voglia di arredare secondo il proprio gusto; per scoprire quali sono le priorità e le preferenze di stile, per osservare oggetti insoliti, accostamenti cromatici, personalità…

La prima casa visitata è la Vintage Home, abitata da Matteo e Sheila, neo conviventi con la passione di trovare oggetti rari.

Le tre pareti d’ingresso dell’open space sono il punto forte che, almeno inizialmente, attira l’attenzione di chi entra. Sono occupate rispettivamente da: una grande libreria colma di romanzi, manuali e oggetti; una serie casuale di cornici di cartine geopolitiche di varie aree del mondo; vecchie pagine di un’enciclopedia britannica ottocentesca disposte ordinatamente a schema 3×3.

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“Come mai questa passione per certi tipi di stampe?” “Mi piace girare per mercatini dell’antiquariato e negozi dell’usato; mi piace cercare tra il caos, tra la roba vecchia e abbandonata: è lì che si trovano i pezzi migliori, come quel giradischi” Matteo mi indica un giradischi funzionante trovato da un robivecchi. È uno dei suoi pezzi migliori, insieme al tavolo della cucina che per lui ha un valore affettivo e famigliare.

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Sono molti i complementi sui quali soffermarsi, ognuno con una storia affascinante alle spalle. La macchina da scrivere è stato il primo acquisto per la casa, pagata solo 12 euro dieci anni fa in uno dei tanti mercatini visitati da Matteo. La sedia in ecopelle nera è stata trovata per caso, nel garage di un anziano signore in procinto di diventare spazzatura.

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Sheila e Matteo amano curare le loro piante

“Mi dedico anche alla falegnameria – mi dice Matteo –  e ho la fortuna di possedere un posto in cui poter lavorare, in cui ogni tanto porto qualche pezzo di legno di recupero e lo trasformo in un tavolino, in uno sgabello o in un comodino”. Tavolino, sgabello e comodino sono infatti creazioni esclusive di Matteo, che quasi a costo zero riesce a riprodurre pezzi di alto design o inventarne di nuovi. L’appendiabiti all’ingresso spunta fuori da un mix di creatività ed emulazione.

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“Perché questa volontà di recuperare anziché comprare da nuovo?” “Per vari motivi. Perché mi diverto ad aggiustare gli oggetti, per il prezzo a volte conveniente, per un mio capriccio, perché amo il vintage”.

Sheila, appassionata di fotografia, ha contribuito all’arredo con le sue fototessere e polaroid, ritratti di loro due in viaggio, paesaggi, oggetti. Le ha appese a mo’ di bucato, inquadrate da una cornice vuota, come a voler far respirare quei ricordi immortalati.

“Visto che sei entrata in questa casa quando era ormai arredata, c’è qualcosa che cambieresti o che non prenderesti mai usato?” “Bè – mi risponde Sheila dopo averci pensato un po’ – forse il materasso”. “No – si intromette Matteo – è usato anche quello!” Ci ridiamo su, e dopo un caffè e un po’ di frutta di campagna apro la porta per andarmene, certa che la casa continuerà ad acquisire altri pezzi unici d’arredo.

Marina Mannucci

 

 

I pantaloni della stagione: il Butterfly di oggi

Neri, fuxia o a fiori, sono questi i pantaloni che dalla stagione invernale ci accompagnano fino ad ora e probabilmente per tutta l’estate.

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Corti a caviglia, a vita alta e ampi, dalla linea pulita e diritta, sembrano inventati per l’ultima tendenza, invece non sono altro che una rivisitazione dei pantaloni palazzo, creati da Capucci negli anni ’60, allora chiamati “Butterfly”. Ennesimo caso in cui la moda non ha inventato ex novo ma attinto a colpo sicuro da una moda esistente.

Si tratta di un modello capace di una vestibilità pluri taglia, che si estende a moltissime forme fisiche, che appiattisce la pancia e delinea la curva del bacino.

Indossato la mattina con un paio di sneakers e calzino a vista è perfetto per il lavoro, mentre si rivela un ottimo capo da cerimonia con un sandalo alto. In un tessuto di cotone è casual, in seta ricorda la gonna-pantalone, in tessuto cady è da matrimonio, in tessuto tecnico per le serate alla moda. A tinta unita per un abbigliamento sobrio ed elegante e a fantasia per la quotidianità: abbiamo di fronte un modello davvero versatile.

Marina Mannucci

Tra un giocattolo e una pappa, le mamme si danno al cucito. Abbigliamento bimbi hand-made

Una delle ultime novità tra le neomamme è quella di creare abbigliamento per bambini fatto in casa. Chi ha un piccolo in casa sa quanto è difficile trovare in commercio tutine e t-shirt di puro cotone made in Italy, per cui ci si sta attrezzando per vestire hand-made i propri pargoletti.

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Felpa in cotone righe

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Felpa in cotone farfalle – Felpa in cotone Picasso

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Felpe e Jeans fantasia

Chi non sa cucire si affida ad altre mamme che hanno capacità e tempo per farlo. Le più audaci di questa ultima categoria hanno sfondato la porta della vendita online. Sono parecchi siti che vendono prodotti per bimbi cuciti in casa. Probabilmente mentre i bambini sono a letto o all’asilo le giovani mamme tirano fuori la loro Singer e si danno al cucito, potendo così scegliere tessuti il più possibile naturali.

La volontà di abbigliamento per bambini fatto a casa è probabilmente la stessa che spinge le mamme a optare per il biologico e l’artigianale: assicurare al proprio figlio un presente più eco e totalmente italiano. Gli indumenti preferiti: felpe, pantaloncini, tute, cuffie, ma anche fiocchi nascita, borse porta tutto, sacchetti per gli asciugamani da portare al nido, il tutto personalizzato col proprio nome. I tessuti, per semplicità, sono quelli che non sfilano, ma rigorosamente cotone: cotone felpato per le tutine, cotone teflon per le borse.

Viva le mamma imprenditrici e viva le mamme attente ai materiali!

Marina Mannucci